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MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:07 
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La macchina? La guida Linux

Chip e robot, il prossimo fronte di Linux. Il software open source si fa largo in un settore dominato dai sistemi proprietari.

L'ultima notizia è di quelle destinate a far rumore. Una versione di Linux controllerà il robot preparato dall'Università della Florida per la Grand Challenge della DARPA. Sembra arabo? Spieghiamo. La DARPA è l'agenzia del Dipartimento della Difesa americano che finanzia le tecnologie di punta (l'ARPA creatrice di Internet era l'antenata della DARPA). Tra queste un settore che attira grande interesse (e investimenti) è quello dei veicoli autonomi, ossia dei robot in grado di operare in un ambiente aperto.

La Grand Challenge è un vero e proprio premio che la DARPA mette in palio ogni anno da alcuni anni e che viene assegnato a chi riuscirà a far percorrere a un veicolo autonomo un percorso di quasi trecento chilometri su terreno aperto. Quest'anno la competizione si svolgerà l'8 ottobre nel Sud-Ovest degli Stati Uniti. Sinora nessuno è stato in grado di ritirare il premio. L'anno scorso il concorrente arrivato più lontano ha percorso 12 chilometri prima di rovesciarsi.

Detto questo, si capisce come la scelta da parte dell'Università della Florida di utilizzare una versione di Linux (Debian Sarge, per la precisione) per far girare il software di guida e controllo di un robot semovente autonomo sia un riconoscimento importante per l'affidabilità, le prestazioni e la flessibilità per il sistema operativo open source in un settore che rappresenta oggi uno dei fronti più avanzati della tecnologia a uso militare (ma anche civile, a quando trattori che arano da soli?).

Del resto, non è una novità. Anche in ambiti meno estremi Linux si sta facendo strada in settori finora dominio del software proprietario. Sempre per restare tra le notizie delle ultime settimane, Qualcomm, l'azienda americana che insieme a Motorola ha creato il mercato della telefonia cellulare e che ora produce chipset per decine di modelli di cellulari, soprattutto in standard CDMA ma anche GSM, ha annunciato due settimane fa di avere deciso di affiancare una versione di Linux alla sua offerta proprietaria di sistemi operativi per cellulari.

Linux è il primo sistema operativo di terze parti mai utilizzato da Qualcomm, quindi la decisione ha una evidente valenza strategica. IDC ha di recente stimato che entro il 2006 un po' meno del 5 per cento degli smartphone venduti a livello mondiale userà Linux. Ancora presto per porre una sfida ai due leader del mercato, Symbian e Windows for Telephony, ma comunque un grande progresso per un sistema operativo che, ricordiamolo, fino a poco tempo era presente solo sui server.

Esiste un terzo ambito dove Linux sta crescendo molto rapidamente, anche se non si vede perché per chi usa quei prodotti non è importante il sistema operativo. Si tratta dei set-top box, i decodificatori per la TV digitale che stanno acquisendo un sempre maggior numero di funzioni che richiedono un software operativo sofisticato. Inizialmente i set-top box con Linux erano una prerogativa dei produttori cinesi, con prodotti a basso costo e con funzioni base.

Ora però il software del pinguino interessa anche ai giganti occidentali, che si concentrano su prodotti a prezzo più elevato e ricchissimi di funzioni. Un esempio è il recentissimo Siemens Gigaset M740 AV, che oltre a ricevere il digitale terrestre e il satellite può fare anche da registratore video digitale grazie a un disco rigido esterno collegato via USB e collegarsi al resto della rete casalinga via Ethernet.

Insomma, chip, telefonini, robot, TV e consumer electronics: Linux e l'open source sono davvero ovunque.

LinuxWorldExpo Italia, versione nazionale dell'evento di settore più importante a livello mondiale, fa il punto su questa fase nuova della diffusione dell'open source in una sessione dedicata nel pomeriggio del 25 maggio, Linux for Embedded & Devices. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito dell'evento, dove è anche possibile registrarsi alla manifestazione e iscriversi alle sessioni a pagamento e ai corsi.


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MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:08 
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Chi sono i blogger italiani

Un'indagine dell'Università Iulm di Milano fa emergere il volto dei blogger italiani.

L'Università Iulm di Milano, in collaborazione con Splinder.com, la più trafficata piattaforma blog italiana, ha reso noti i primi risultati di un'indagine, condotta attraverso un questionario on line (ma verrà completata con focus e interviste qualitative) volta a conoscere ed analizzare il mondo, in continua crescita, dei blogger italiani.

Hanno risposto al questionario 600 blogger, equamente divisi tra uomini e donne, in media giovani, per il 40% studenti, circa il 20% lavoratori dipendenti e un 15% lavoratori autonomi. Circa il 50% sono blogger cosidetti "maturi", che tengono il blog da almeno 7 mesi contro un 9% di "neofiti" dello strumento, alle prime settimane di blogging.

Oltre a tenere il blog frequentano assiduamente la Rete per cercare informazioni e anche prima di diventare blogger frquentavano chat e forum. La maggior parte dei blogger che hanno risposto aggiorna i contenuti frequentemente (3 volte a settimana) e il 21% dichiara di farlo quotidianamente.

Essere blogger significa sentirsi parte di un network: il 65% dei blogger intervistati legge i blog che sono linkati sul proprio, il 31% quello di amici della rete, il 55% dà un' occhiata ai blogger dei propri lettori.

Tra le motivazioni che spingono a diventare blogger per il 56% la principale è la possibilità di poter rappresentare creativamente sè e i mondo. Il 50% dei blogger che hanno risposto sostiene di rivolgersi a un lettore ideale e di non limitarsi a uno sfogo personale e il 48% dichiara di sentirsi condizionato dal fatto di avere lettori contro un 38% che ritiene di non farsi condizionare da questo. Il 73% dichiara che il blog è un ambiente "sincero" e che il blog rappresenti un modo per esercitarsi nella scrittura.


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MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:09 
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Un regolamento per l'Adsl

La maggior parte dei disservizi che i clienti Adsl devono subire è dovuta alla mancanza di un regolamento chiaro, emanato dall'Authority, con garanzie e sanzioni certe.

Una delle prime questioni che il nuovo organismo dell'Authority per le Comunicazioni dovrebbe porre all'ordine del giorno è l'assenza di un regolamento-carta dei servizi da parte dei gestori Adsl (Alice in primis e poi tutte le sue concorrenti). Il regolamento dovrebbe definire in modo chiaro preciso le garanzie per i clienti e le sanzioni in caso di inadempienza per i gestori, così come da anni è previsto per i gestori della linea telefonica fissa.


Per esempio, andrebbe precisato il tempo massimo entro cui un Isp deve effettuare il collegamento Adsl dalla data della richiesta del cliente (in caso di copertura della zona), e l'indenizzo economico in caso di superamento di questo tempo da prevedere a carico del gestore. Andrebbe precisato il tempo massimo per evadere la richiesta di trasloco della linea Adsl, con analoghe sanzioni per il gestore in caso di inadempienza e il tempo massimo per il passaggio da un gestore all'altro, con sanzioni nel caso il cliente rimanga per un tempo non congruo senza Adsl a causa di lungaggini dovute a problemi di comunicazioni tra il gestore che cede e quello che acquisice.

Andrebbe definito in modo chiaro il diritto del cliente a poter accedere a un servizio assistenza clienti, per informazioni commerciali / amministrative e in caso di guasti, attraverso un numero verde gratuito, accessibile anche da telefono mobile. In molti casi (da Tin.it a Tele2) questo numero è pagamento: un apparente minore costo del canone Adsl si paga poi in telefonate per l'assistenza.

Andrebbe definito il diritto a conoscere l'identità dell'operatore che risponde, a un servizio cortese e competente, a tempi brevi di risposta, senza interminabili e snervanti attese; andrebbe altresì definito il diritto a una risposta scritta in tempi brevi, via fax, posta, Sms o email, in caso di reclamo rispetto all'assistenza ricevuta. Dovrebbero essere previste procedure di concilliazione, obbligatoriamente per tutti i gestori, con un collegio di arbitato con membri neutri e indipendenti. Attualmente solo Telecom Italia, Libero e Fastweb prevedono queste procedure.

Vanno previsti tempi certi per la riparazione del guasto, come per la linea telefonica, superati i quali scatti il rimborso del canone per il servizio non ricevuto. Vanno definite procedure certe per gestire i casi di omesso o ritardo pagamento e la riattivazione del servizio in tempi brevi e certi, dopo il saldo dei pagamenti arretrati.

Va chiarito una volta per tutte il problema della velocità Adsl garantita e la garanzia per il cliente di poter usufruire in tempi brevi dell'upgrade garantito dai gestori, e le eventuali sanzioni in caso di ritardo. Deve essere chiara (anche in bolletta) la distinzione tra servizio di connessione Adsl ed eventuali contenuti acquistabili dal gestore, tipo Rosso Alice, per evitare che problemi circa i secondi, anche come fatturazione e pagamento, abbiano riflessi negativi sulla possibilità di usufruire del collegamento Adsl.

L'acquisto di questi contenuti non deve essere mai automatico e senza un'esplicita richiesta del cliente: devono essere introdotte garanzie certe e verificabili che la profilazione del cliente in termini di acquisto di prodotti multimediali (film, giochi, musica, news) non sarà oggetto di cessione a terzi o di uso a fini commerciali, senza esplicito consenso dell'abbonato.

Devono essere introdotti (senza costi aggiuntivi) la possibilità di filtro e di controllo sulla navigazione, per la tutela dei minori. Va regolata anche la presenza della pubblicità sulla Tv via web.

C'è un vasto campo aperto di tutela del cliente Adsl su cui l'Authority può e deve lavorare con successo.


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MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:10 
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Sourceforge supera il traguardo dei centomila

La casa dei programmi open assume proporzioni gigantesche. Ed è popolata da ogni sorta di utenti.

Il maggior sito di condivisione di software libero e open source, Sourceforge.net, ha raggiunto l'obiettivo del centomillesimo progetto ospitato.

La crescita impetuosa è stata alimentata recentemente dalla visibilità di nuovi progetti condotti da organizzazioni stellari, come NASA, Microsoft, Google, IBM. Solo negli ultimi 100 giorni, sono stati lanciati quasi 6000 nuovi progetti.

Gli utenti registrati hanno per conto loro superato il milione, e alla data in cui scrivo hanno raggiunto la cifra di 1.075.361. Sono cifre enormi, ad asseverare il successo raggiunto dal [url=http://en.wikipedia.org/wiki/FLOSS]FLOSS (Free/Libre/Open Source Software).

Vero e proprio riferimento per tutti gli sviluppatori del mondo, Sourceforge.net è in pratica una gigantesca banca dati di programmi liberamente disponibili, sia in forma binaria che sorgente.

Oltre ad essere una base di condivisione di conoscenze informatiche, il sito è un medium con cui tutti i membri della comunità possono interagire attraverso forum e mailing list.

"Si tratta di un catalizzatore del cambiamento in termini di diffusione e sviluppo di tecnologia," sostiene Jeff Bates, responsabile del sito, "siamo una spalla affidabile per tutti i tipi di operatore, dal più sprovveduto dei neofiti che cerca consigli, al più sgamato dei professionisti, che cerca opportunità di business."

"La novità è rappresentata dalle corporation, che sono apparse con continuità negli ultimi tempi. Esse ci considerano un osservatorio per le proprie strategie Open Source", conclude Bates.

Il successo del sito è dunque cartina di tornasole dell'interesse dell'economia, anche dei pezzi di artiglieria pesante, verso un modello di sviluppo basato sulla condivisione delle risorse.


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 Oggetto del messaggio: Italiani, un popolo di pirati 
MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:11 
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La metà del software in uso sui computer italiani è copiato illegalmente o piratato.

La notizia viene da un'indagine promossa da Business Software Alliance (BSA), l'alleanza dei produttori di software proprietario, che ha evidenziato come il nostro Paese, assieme alla Danimarca, abbia visto una crescita del fenomeno, mentre nel resto d'Europa la percentuale è scesa in media dal 37 al 35%.

Questa "performance" ha fatto sì che nel 2004 l'Italia, salendo dal 49 al 50%, si sia piazzata stabilmente al secondo posto nella classifica europea dei programmi illegali, alle spalle della Grecia.

L'impegno per combattere il fenomeno comunque non è mancato, né da parte delle forze dell'ordine, né a livello istituzionale, come dimostrano le leggi in materia e lo spot televisivo con Giorgio Faletti. "Le perdite connesse alla pirateria informatica danneggiano non solo le aziende che sviluppano software, come le grandi multinazionali" sottolinea Francesca Giudice di BSA Italia "ma anche l'ecosistema di oltre 35.000 aziende che nel nostro Paese costituiscono la 'catena della fornitura' e, in tale ruolo, rivendono prodotti software ed offrono servizi di supporto quali l'assistenza tecnica, la consulenza e la formazione".

Si stima infatti che il software illegale abbia procurato in Italia un danno economico di circa 1 miliardo e 200 milioni di euro. Bisogna però precisare che tale cifra è arbitraria, perchè è stata fatta una stima della totalità dei programmi piratati, dando per scontato che chi li utilizza, nell'impossibilità di disporne, li avrebbe acquistati legalmente.

In un'ottica mondiale comunque sono ben altri i capofila: basti considerare che in paesi come Cina, Zimbabwe, Vietnam e Ucraina, la percentuale di programmi illegali sfiora il 90% del totale.

Per fare fronte a questo fenomeno occorre, sempre secondo Francesca Giudice, cambiare la percezione diffusa che la pirateria informatica sia un reato di modesta gravità; e magari, aggiungiamo noi, abbassare i prezzi del software legale.


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MessaggioInviato: 27 mag 2005 13:12 
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Internet e l'avvenire dell'informazione

In occasione del Premio giornalistico dedicato a Piero Piazzano, uno dei primi giornalisti ad occuparsi di Internet, un convegno su Rete ed informazione.

Piero Piazzano, giornalista scientifico, tra i più noti in Italia, collaboratore di riviste come Genius, Scienza e Vita, Airone, scomparso nel 2001, è stato tra i primi ad occuparsi del fenomeno Internet.

Nel 1995, infatti, per i tipi di Apogeo, ha pubblicato il libro "Curarsi con Internet", tra i primi a scoprire uno dei vantaggi della Rete.

Alla sua memoria è stato dedicata l'Associazione Culturale Piero Piazzano di Novara, che ogni anno, assegna l'omonimo Premio per la divulgazione dei temi scientifici ed ecologici, in una cerimonia preceduta da un importante convegno su argomenti scientifici di attualità.

Per l'edizione 2005 il Convegno, che si svolgerà Sabato 21 Maggio, con inizio alle ore 9, presso l'Aula Magna della sede di Novara dell'Università del Piemonte Orientale, ha per tema: "Internet e l'avvenire dell'informazione".

Il Convegno prevede i saluti di rito del Sindaco di Novara Massimo Giordano, del Presidente della Provincia di Novara Sergio Vedovato, del Rettore dell'Università Paolo Garbarino, delPresidente dell'"Associazione Piero Piazzano" il giornalista ed inviato speciale Alberto Toscano.

Le relazioni invece previste sono quelle di Chistopher Brooks, economista, direttore del dipartimento Comunicazione dell'Ocse su "La dimensione mondiale della rivoluzione Internet"; Cesare Emanuel, prorettore dell'Università del Piemonte Orientale su "Internet, economia e territorio"; Piero Bizzotto, direttore sviluppo del Csi_Piemonte su "Internet e lo sviluppo locale: l'impegno del Piemonte"; Robert Feierbach, direttore generale di Skylogic su "Il satellite dalla Tv all'accesso ad Internet"; Giannino Piana, docente di etica all'Università di Urbino su " I limiti etici di Internet"; Patrice De Beer, editorialista ed inviato speciale di Le Monde su "Internet come fenomeno di informazione"; Lorenzo Del Boca, presidente dell'Ordine nazionale dei giornalisti su " Dal nostro inviato speciale dalla Rete"; Gaetano La Pira, condirettore dell'agenzia giornalista AP Com su "Internet e le agenzie di stampa".

Conclude il convegno Francesco Caruso, rappresentante permanente dell'Italia presso l'Unesco. Verrà, naturalmente, letto il verdetto della giuria del Premio Piazzano, composta dai giornalisti Franco Bordieri,Piero Bianucci, direttore dell'inserto TuttoScienze de La Stampa, Nicoletta Salvatori, direttrice di Quark, che verrà assegnato a Lara Ricci e Andrea Vico.


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MessaggioInviato: 30 mag 2005 15:48 
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beccatevi questa!
http://www.zeusnews.it/index.php3?ar=stampa&cod=4161


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MessaggioInviato: 05 giu 2005 11:53 
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Decisione dell'Icann, l'organizzazione che sovrintende ai suffissi della rete

La decisione dovrebbe aiutare a filtrare più facilmente i contenuti vietati ai minori. Ma c'è chi è scettico e rivendica la libertà del web.
MILANO - Forse fra breve finiranno gli equivoci come quello di Whitehouse.com, il sito che per anni anni (fino al 2004) ha accolto con ragazze discinte migliaia di ignari navigatori in cerca della Casa Bianca. I siti porno avranno un loro dominio, a prova di imbarazzi, contraddistinto dal suffisso «.xxx». Una decisione che arriva dall'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), l'ente che sovraintende ai domini Internet: il «board», la dirigenza dell'associazione ha approvato un piano per creare un nuovo gruppo di indirizzi Internet.

BUSINESS - Così, accanto ai siti educativi (.edu), a quelli istituzionali (.gov), alle organizzazioni (.org) e ai siti commerciali (.com), anche il porno avrà una sua «regione» in rete. Un sistema che, in teoria, dovrebbe evitare ai bambini e, in generale, a chi vuole evitare i siti a luci rosse di finire in quartieri dell'Internet poco graditi. I siti porno generano al momento ben il 10% dell'intero traffico web mondiale, oltre a raggiungere il 25% delle ricerche effettuate sui motori di ricerca.
C'E' CHI DICE NO - L'uso del dominio .xxx permetterà ai software di filtrare agevolmente tutti i siti vietati ai minori. Anche se è difficile, anzi impossibile, pensare che chi ha lucrosi domini .com o .net li abbandoni per passare al nuovo .xxx. Ed è d'altronde impossibile pensare a una migrazione forzata, in un mondo per tradizione liberale come la rete. Un esperto del settore, Jonathan Robertson di NetNames, ricorda che in molti si erano opposti ai domini .xxx, «convinti che i nomi dei domini non debbano di per sé costituire un filtro sui contenuti» del web, considerato ancora uno (pochi) degli spazi di libertà veramente globale. Robertson considera che tutto sommato «si tratta di una soluzione piuttosto elegante, ma se siete il gestore di un sito porno di successo, non avrete voglia di cambiare indirizzo». Il prezzo previsto per un dominio .xxx sarà di circa 60 dollari. L'Icann aveva da poco dato il via libera a nuovi domini quali .travel, .jobs, .cat, .post e .mobi, con altri suffissi (come .asia, .mail e .tel) in lista d'attesa.
L'ITER - Ora la palla passa all'Icm Registry, una società britannica di gestione informatica (nessun legame con il cyberporno), che dovrà mettere a punti i dettagli tecnici della questione. Il dibattito sui domini .xxx sarà ancora al centro del dibattito dell'Icann, che si riunirà in assemblea dall'11 al 15 luglio a Lussemburgo.
03 giugno 2005


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MessaggioInviato: 06 giu 2005 22:16 
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L'obiettivo è produrre Mac più veloci ed economici. Ma molti fan non sono contenti dell'accordo con uno storico partner di Microsoft

NEW YORK - Finora si parlava di "Wintel", per definire tutto il mondo dei Pc cementato intorno al binomio Windows (software) più Intel (processori). Ora il colosso americano dei microchip sta per "annettersi" un altro universo informatico: quello Apple. I computer della mela avranno infatti al loro interno i chip Intel. Dopo diversi tentativi andati a vuoto le due società hanno raggiunto l'accordo per una partnership duratura. La società californiana, grazie all'accelerazione delle trattative avvenuta nel fine settimana, utilizzerà i microprocessori del primo produttore al mondo in sostituzione di quelli della Ibm (i PowerPc) per realizzare i suoi personal computer Macintosh. E' stato Steve Jobs, numero uno di Apple, ad annunciare l'accordo nel corso della Apple Worldwide Developers Conference in programma a San Francisco, California.

PERPLESSITA' - Apple procederà quindi alla sostituzione graduale dei microchip Ibm attualmente utilizzati. Secondo fonti vicine alla società, Ibm non sarebbe stata in grado di soddisfare la richiesta di microchip per la realizzazione dei nuovi PowerPc. Con l’impiego di microprocessori Intel, Apple punta a immettere nel mercato dei Mac più veloci e meno costosi. Allo stesso tempo però sarà necessario procedere a una modifica del sistema operativo Mac Os X; una prospettiva che ha sollevato qualche dubbio sulla compatibilità tra nuovi e vecchi Mac. L’utilizzo dei chip Intel segna un passaggio epocale che potrebbe non incontrare il favore dei fedelissimi della Apple. Molti vedevano infatti nei Mac l’unica alternativa al duopolio Intel-Microsoft che domina il mondo dell’informatica da due decenni.
06 giugno 2005


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MessaggioInviato: 06 giu 2005 22:25 
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L'idea della catena Csv. Pesa appena 150 grammi, è di facile utilizzo e registra su una memoria digitale e non su cassetta

NEW YORK - Volete filmare un momento indimenticabile ma non avete una videocamera e non intendete comprarne una? Ora ne potete comprare una usa e getta. Negli Stati Uniti infatti stanno arrivando in commercio le prime videocamere di questo tipo della storia, che affiancheranno le molto più diffuse macchine fotografiche, ormai in commmercio da anni e diffusissime tra i turisti.
L'idea è della catena di negozi Csv: nei punti vendita sarà possibile acquistare una videocamera, prodotta dalla californiana Pure Digital Technologies, con soli 29,99 dollari, circa 24 euro.

Ha uno schermo Lcd a colori da 1,4 pollici e tre soli tasti, per un utilizzo adatto anche ai più inesperti. Per la registrazione non ci sarà nessuna cassetta, ma una memoria digitale capace di archiviare fino a 20 minuti di filmato. Poi (e qui scattano gli affari per il venditore) bisognerà portare la videocamera in un negozio Csv per fare estrarre il filmato, al modico prezzo di 12,99 dollari. La camera, che pesa appena 150 grammi, non ha infatti nessun cavo per collegarla alla tv.
06 giugno 2005


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MessaggioInviato: 07 giu 2005 11:01 
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Monitor: 2x Samsung P2450 + 1x Samsung T220
vincenzo ha scritto:
L'obiettivo è produrre Mac più veloci ed economici. Ma molti fan non sono contenti dell'accordo con uno storico partner di Microsoft

NEW YORK - Finora si parlava di "Wintel", per definire tutto il mondo dei Pc cementato intorno al binomio Windows (software) più Intel (processori). Ora il colosso americano dei microchip sta per "annettersi" un altro universo informatico: quello Apple. I computer della mela avranno infatti al loro interno i chip Intel. Dopo diversi tentativi andati a vuoto le due società hanno raggiunto l'accordo per una partnership duratura. La società californiana, grazie all'accelerazione delle trattative avvenuta nel fine settimana, utilizzerà i microprocessori del primo produttore al mondo in sostituzione di quelli della Ibm (i PowerPc) per realizzare i suoi personal computer Macintosh. E' stato Steve Jobs, numero uno di Apple, ad annunciare l'accordo nel corso della Apple Worldwide Developers Conference in programma a San Francisco, California.

PERPLESSITA' - Apple procederà quindi alla sostituzione graduale dei microchip Ibm attualmente utilizzati. Secondo fonti vicine alla società, Ibm non sarebbe stata in grado di soddisfare la richiesta di microchip per la realizzazione dei nuovi PowerPc. Con l’impiego di microprocessori Intel, Apple punta a immettere nel mercato dei Mac più veloci e meno costosi. Allo stesso tempo però sarà necessario procedere a una modifica del sistema operativo Mac Os X; una prospettiva che ha sollevato qualche dubbio sulla compatibilità tra nuovi e vecchi Mac. L’utilizzo dei chip Intel segna un passaggio epocale che potrebbe non incontrare il favore dei fedelissimi della Apple. Molti vedevano infatti nei Mac l’unica alternativa al duopolio Intel-Microsoft che domina il mondo dell’informatica da due decenni.
06 giugno 2005


mah... io avrei puntato su amd visto che consuma di meno e vanno praticamente uguale
il problema della non compatibilità non sussiste... c'è un vecchio progetto già nella versione tiger che lo rende compatibile con x86


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ma la cosa sensazionale è che i dipendeti mac hanno sempre sboroneggiato nei confronti delle cpu intel...e adesso se le trovano dentro "casa"...
microzoz vs apple..tutte pagliacciate...son tutti pseudo flames ..la verita che è che ci guadagnano montagne di soldi.. :wink:


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 Oggetto del messaggio: Rilasciata la nuova versione di Spybot 
MessaggioInviato: 07 giu 2005 13:34 
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Più veloce il motore di scansione. Migliorate le funzionalità avanzate con la possibilità di conoscere le connessioni di rete aperte

Dopo un'attesa durata mesi e mesi, è stata rilasciata la versione finale SpyBot S&D 1.4. SpyBot è un software gratuito, completamente in italiano, che permette di ricercare e rimuovere tutti i componenti spyware, hijackers e malware eventualmente presenti sul sistema.

Tra le novità della nuova versione, gli sviluppatori sottolineano come il motore di scansione sia stato migliorato garantendo performance velocistiche superiori rispetto alla versione 1.3.

E' stata potenziata anche l'offerta di strumenti avanzati: SpyBot restituisce ora una lista di tutte le connessioni di rete aperte (Windows 2000 o superiori). In questo modo è immediato verificare quali comunicazioni, in entrata ed in uscita, stanno avendo luogo.

L'interfaccia del software è stata rinnovata rendendola più pratica ed accattivante. SpyBot, infine, è ora in grado di operare senza problemi da CD di boot (ad esempio, quelli creati con Bart's PE Builder): il programma può effettuare, da questi ambienti, una scansione completa di tutte le installazioni di Windows presenti sui dischi rigidi analizzando anche la configurazione del registro di sistema.

SpyBot è un software che, come il più famoso Ad-Aware, consente di scovare e rimuovere tutti i file-spia, utilizzati da vari programmi, che vengono sfruttati per prelevare dal nostro personal computer informazioni relative ai nostri gusti e ai siti web visitati.
Il programma rileva e rimuove tutti i più invadenti sistemi di advertising inclusi in alcuni software, comprese le utility-spia e i software usati per loggare la pressione dei tasti (keyloggers). In aggiunta, è possibile rimuovere le tracce lasciate durante l'uso del personal computer (cookie, cronologia dei siti web visitati, file temporanei e molto altro ancora...).
SpyBot si presenta con un'interfaccia accattivante che può essere tradotta anche in lingua italiana.
Rispetto ad altri programmi della sua categoria, SpyBot differisce per il fatto di mettere a disposizione anche una scansione della cartella dei file scaricati da Internet: in questo modo è possibile controllare se una o più applicazioni prelevate contengono componenti spyware.
Per aggiornare il software accertatevi di utilizzare la funzione integrata in SpyBot.


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Sistema operativo: Windows 10 Pro
Monitor: 2x Samsung P2450 + 1x Samsung T220
DaXaDi ha scritto:
ma la cosa sensazionale è che i dipendeti mac hanno sempre sboroneggiato nei confronti delle cpu intel...e adesso se le trovano dentro "casa"...
microzoz vs apple..tutte pagliacciate...son tutti pseudo flames ..la verita che è che ci guadagnano montagne di soldi.. :wink:


sopratutto da quando zio bill se l'è comprata
sono comparsi anche dei temi per winxp che lo rendono simile alle ultime release di macOs


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MessaggioInviato: 07 giu 2005 16:45 
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